La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…
Dal film “Into the wild”
I cambiamenti sono destabilizzanti per tutti. Eppure la vita stessa ci insegna che il cambiamento è parte integrante della nostra natura. La psicologia evolutiva studia proprio questo, il nostro sviluppo psico-fisico dai due anni all’adolescenza. In questo periodo subiamo profondi cambiamenti nel corpo, a livello cognitivo, affettivo. E tutto sommato viviamo questo processo come una “cosa normale”, una tappa obbligata della nostra crescita…
Poi diventiamo adulti. Siamo “arrivati”. E i cambiamenti ci fanno una paura tremenda!
Aderiamo a una visione, a un concetto, a un’idea, e ci affezioniamo.
L’idea di mettere in discussione un’idea stessa tante volte ci irrita… dopotutto siamo campati fino adesso, senza troppi problemi, perché dovremmo permetterci di cambiare la nostra mentalità proprio adesso? [Leggi anche “la psicologia del cambiamento: 43 domande costruttive da porsi sul proprio lavoro]
Negli anni ho maturato la consapevolezza che fin dalla nascita la società ci mette a disposizione un paio di occhiali. Questi occhiali a sua volta li indossa una famiglia, che vede e riproduce al suo interno quanto appreso dalla società, attraverso i suoi specifici schemi mentali e valori di riferimento.
Poi i membri della famiglia crescono: i bambini si fanno adolescenti, gli adolescenti si fanno adulti, gli adulti si fanno genitori a loro volta. E gli occhiali che indossiamo tante volte sono sempre gli stessi. Crescendo ci dimentichiamo di cambiare le lenti, o come si usa dire in formazione, le nostre mappe. I nostri filtri percettivi. Per distrazione, passivo adattamento o avversione al cambiamento, teniamo sempre le stesse e ci sorprendiamo pure se non ci vediamo più bene come una volta. Siamo rimasti ancorati a vecchi schemi, a vecchie convinzioni sul mondo e su noi stessi, che non ci concediamo nemmeno più il tempo di mettere in discussione verità date per assodate da mesi, se non da anni.
Jovanotti in una sua canzone ha esemplificato molto bene il concetto:
“Viviamo comodi dentro le nostre virgolette, ma il mondo è molto più grande, più grande di così, se uno ha imparato a contare soltanto fino a sette, vuol mica dire che l’otto non possa esserci”.
Ecco, credo che oggi occorra fare così per ribaltare noi stessi. Uscire dalle nostre “virgolette”. Riducendo ed eliminando progressivamente dentro di noi l’influenza del “Signor TranTran”.
Gianni Rodari definisce il Signor TranTran: “L’abitudine precostituita a pensare, fare, reagire in un certo modo, senza mai mettersi in discussione, senza il dubbio che le cose e la gente intorno a noi siano mutate e chiedano nuovi comportamenti e nuove abitudini”.
Avere il coraggio di uscire dalle nostre virgolette quindi, negoziando e accettando che nulla è per sempre, ma che tutto è sottoposto all’eterna legge del cambiamento.
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